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  • Redazione 6:36 am il July 15, 2016 Permalink | Risposta
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    Digital Heritage: il punto di vista e l’esperienza dei giovani 

    Autore: Stefania Zardini Lacedelli

    Estratto: L’esperienza empirica si basa su un campione di 200 studenti bellunesi tra i 15 e i 18 anni, divenuti i co-creatori e curatori del Museo Virtuale del Paesaggio DOLOM.IT (www.museodolom.it)1. Nei primi incontri in classe è stato chiesto ad ognuno dei ragazzi di scrivere le parole che associavano, separatamente, ai termini “museo” e “virtuale”. L’esercizio ci ha subito riservato una sorpresa. In primo luogo, e contrariamente all’esperienza di Umberto Eco alla quale ci ispiravamo, quasi nessuno dei giovani ha associato il museo a sentimenti negativi come la noia, preferendo, invece, collocarlo vicino a “cultura”, “storia”, “passato”. L’impressione generale è che considerassero una visita ad un museo come un’esperienza scolastica e il patrimonio culturale come un oggetto di approfondimento tradizionale. Nessuno dei due rientrava nell’ambito della loro socialità quotidiana, né alcuno immaginava di potervi partecipare e contribuire. Esattamente inversa è risultata – e prevedibilmente – l’associazione alla parola “virtuale”. Il virtuale era il territorio della loro vita privata e delle loro relazioni giornaliere. Quasi nessuno l’ha associata ad attività culturali.

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  • Redazione 8:55 am il July 12, 2016 Permalink | Risposta
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    Digital Culture – Due constatazioni 

    **Autore:** Laura Moro, Direttrice dell’Istituto centrale per il catalogo e la documentazione Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo

    **Estratto:** • Il digitale favorisce la globalizzazione (segno positivo) ma la globalizzazione sfavorisce la diversità culturale, dal momento che per effetto della globalizzazione si tende a riconoscere più facilmente ciò che è globale rispetto a ciò che è locale.
    • Il modello a rete tende a costituire una comunità globale, che rompe sì l’isolamento culturale (altro segno positivo), ma che per contro non riconosce gerarchie di valori; mentre le comunità patrimoniali, come intese dalla convenzione UNESCO del 2003, sono invece gerarchiche e strutturate. La rete quindi spesso disintegra (metaforicamente) le comunità locali e le loro identità (intese qui come diversità culturali).

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  • Redazione 6:43 am il July 11, 2016 Permalink | Risposta
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    Prime riflessioni sulla definizione UNESCO “Intangible Cultural Heritage” e l’italica definizione “Patrimonio immateriale” 

    Autore: Nicola Barbuti, Università di Bari

    Estratto: In economia aziendale è regola definire l’intangibilità come non riferentesi  “all’immaterialità del capitale intellettuale, bensì al fatto che esso non è facilmente traducibile in termini finanziari”.

    Quanto questa definizione sia pienamente trasferibile al Cultural Heritage, o eredità culturale se preferiamo la nostra lingua e vogliamo evitare l’associazione di qualsiasi accezione patrimoniale alla cultura e alle sue emanazioni fisiche e non fisiche, forse fatichiamo ancora a comprenderlo fino in fondo. Eppure, un esempio di indubbia evidenza è dato proprio dall’eredità culturale “intellettuale”, principalmente costituita da elementi (come la qualità socio culturale, o la reputazione, o la storia di un popolo, di una città, di un Paese) per i quali non possono esistere metodi universalmente riconosciuti per la loro valutazione economico finanziaria, e perciò, oltre a essere mancanti di sostanza fisica, non possono essere resi “tangibili”, sono “privi di tangibilità”, quindi di difficile valorizzazione, soprattutto in termini di quantizzazione economica e finanziaria.

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  • Redazione 11:08 pm il July 10, 2016 Permalink | Risposta
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    Verso il Patrimonio comune dei paesi europei per il 2018 

    Autore: Michele Rak, European Heritage Label Panel – European Commission

    Estratto: Il Patrimonio deve essere comune e condiviso. È il primo passo per i nuovi cittadini che siano nati in EU o che stiano arrivando a quest’ora ai nostri confini. È un compito della scuola in tutte le sue articolazioni, ma anche dei due grandi canali del digitale: la televisione e internet. Anche questi possono assicurare la necessaria base comune a tutti, l’insieme di informazioni da condividere, gli strumenti per accedervi.

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  • Redazione 11:04 pm il July 10, 2016 Permalink | Risposta
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    (U)Topia: il noi e uno spazio rinnovato 

    Autore: Emmanuele Curti, Università della Basilicata

    Estratto: Cultura. Essenziale. Servizio pubblico. C’è qualcosa in questa sequenza che non torna. Questa non è quella cultura a cui Farinelli faceva riferimento: la cultura (che dire essenziale è talmente tautologico che ne svuota il concetto) è altro, è ridisegnare gli spazi che abitiamo. Vuol dire rimuoverla dalle teche, superare il concetto stesso di una sua protezione/conservazione (anche Costituzionale – dell’ovvio non ne dovremmo più aver bisogno), e divenire laboratorio di nuove visioni.

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