Prime riflessioni sulla definizione UNESCO “Intangible Cultural Heritage” e l’italica definizione “Patrimonio immateriale”

Autore: Nicola Barbuti, Università di Bari

Estratto: In economia aziendale è regola definire l’intangibilità come non riferentesi  “all’immaterialità del capitale intellettuale, bensì al fatto che esso non è facilmente traducibile in termini finanziari”.

Quanto questa definizione sia pienamente trasferibile al Cultural Heritage, o eredità culturale se preferiamo la nostra lingua e vogliamo evitare l’associazione di qualsiasi accezione patrimoniale alla cultura e alle sue emanazioni fisiche e non fisiche, forse fatichiamo ancora a comprenderlo fino in fondo. Eppure, un esempio di indubbia evidenza è dato proprio dall’eredità culturale “intellettuale”, principalmente costituita da elementi (come la qualità socio culturale, o la reputazione, o la storia di un popolo, di una città, di un Paese) per i quali non possono esistere metodi universalmente riconosciuti per la loro valutazione economico finanziaria, e perciò, oltre a essere mancanti di sostanza fisica, non possono essere resi “tangibili”, sono “privi di tangibilità”, quindi di difficile valorizzazione, soprattutto in termini di quantizzazione economica e finanziaria.

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