Patrimonio culturale: dall’oggetto al processo

Un contributo di: Renzo Provedel

Materialità ed immaterialità di un patrimonio culturale: questo è un possibile punto di partenza per sviluppare il tema dei “processi” pensati e/o connessi al patrimonio culturale. Per sviluppare il ragionamento parto da un’esperienza che il nostro gruppo BRIT (Brasile-Italia) sta facendo su di un manufatto settecentesco in provincia di Bologna a Bagnarola di Budrio: si tratta di una ghiacciaia del 1700 inserita in un contesto di edifici del settecento e aree coltivate – grandi estensioni di girasoli, piante da frutta e aree agricole con diverse coltivazioni. Uno dei proprietari ci ha chiesto un aiuto per valorizzare la proprietà e creare un circuito virtuoso di ricavi, ossia lo sviluppo di una idea di business che coniugasse rispetto per la storia e per le volontà della precedente proprietaria e la creazione di valore nel tempo presente tale da creare anche le risorse per la conservazione dell’opera. Qui diventa subito evidente un primo aggancio del bene materiale, la ghiacciaia e la sua area di pertinenza, con i “processi”: senza attività aventi un fine ed un equilibrio economico, ossia senza un processo di creazione di valore,  non si può garantire la vita del bene stesso. C’è cioè una “economia circolare” che lega il bene materiale col processo, che definirei d’uso. Se attivo il processo c’è conservazione e sopravvivenza; se non l’attivo, il bene materiale scomparirà per degrado fisico. Materialità ed immaterialità si combinano e si danno sostegno reciproco.

La domanda che ci possiamo porre è se esista un solo processo e se questo sia un processo di business.

La risposta è che esistono diversi processi e che il processo di business deve essere, oggi, un processo sostenibile, che cioè soddisfi la “tripletta” di sostenibilità: economica, sociale, ambientale.

Provo ad elencare i processi che mi sono venuti in mente:

  1. processo di progettazione e di costruzione del bene materiale: le ghiacciaie, di origine seicentesca, sono state progettate con tecniche empiriche piuttosto originali perchè non erano disponibili modelli matematici di termodinamica o di efficienza energetica ! nè tantomeno strumenti di calcolo automatici. le strutture erano di pietra o di mattoni, le volte non potevano/dovevano sostenere pesi se non loro stesse; la regolazione delle acque doveva tenere conto della falde e delle precipitazioni con modelli grossolani; eppure sono arrivate sino a noi in buone condizioni. Una parte della struttura è posta sotto terra e la parte sovrastante è spesso nascosta da vegetazione e orientata in modo opportuno per la minore insolazione possibile. Quale know how era stato utilizzato? quale esperienza e saggezza venivano usati e ri-usati? come veniva tramandato questo sapere?
  2. processo di utilizzo, nel passato: le ghiacciaie erano riempite con la neve raccolta localmente e servivano per conservare derrate alimentari, garantendo temperature interne adeguate rispetto ai cicli termici esterni; non si trattava solo di conservare i cibi ma anche di farli arrivare, di immagazzinarli, di farli uscire e distribuire; una logistica niente affatto semplice. Quale era la dimensione territoriale servita? Come venivano scelti i luoghi ove installare le ghiacciaie? C’era una ” rete” di ghiacciaie cooperanti?
  3. processo di progettazione della valorizzazione, oggi: è quello che stiamo facendo con la committenza. E’ un processo, per nostra scelta, partecipato; i conduttori, noi, adottiamo un approccio “coach” per facilitare la generazione d’idee e il benessere dei partecipanti; integriamo casi esterni ed una sperimentazione di modelli di business per capire due fattori chiave: la “resilienza” del bene fisico, la risposta effettiva del mercato alle proposte di servizio che potrebbero costituire le nuove destinazioni d’uso;
  4. processo di trasformazione: è un processo che coinvolge le strutture fisiche che devono essere adattate ai nuovi scopi/utilizzi, nel rispetto di vincoli e norme piuttosto complesse e cogenti; e che coinvolge la creazione e gestione di un processo di business che crea il valore economico necessario per la sostenibilità dell’investimento; si tratta di progettazione e di esecuzione, includendo la formazione di nuove competenze e la ricerca inserimento di persone dotate delle competenze necessarie;
  5. processo di gestione dei nuovi servizi: la nuova destinazione d’uso significa una “offerta di servizi”, ossia di nuovi processi; questi processi devono essere progettati, sperimentati e poi messi sul mercato per costituire l’offerta. Questi processi devono soddisfare i principi di sostenibilità: economica, stanno in piedi perchè costi e ricavi remunerano il capitale investito; ambientale, gli interventi strutturali devono rispettare  l’ambiente e bilanciare qualsiasi effetto clima-alterante; sociale, perchè rispettano i principi di “qualità della vita” a cui aspiriamo.