Digital Heritage: il punto di vista e l’esperienza dei giovani

Autore: Stefania Zardini Lacedelli

Estratto: L’esperienza empirica si basa su un campione di 200 studenti bellunesi tra i 15 e i 18 anni, divenuti i co-creatori e curatori del Museo Virtuale del Paesaggio DOLOM.IT (www.museodolom.it)1. Nei primi incontri in classe è stato chiesto ad ognuno dei ragazzi di scrivere le parole che associavano, separatamente, ai termini “museo” e “virtuale”. L’esercizio ci ha subito riservato una sorpresa. In primo luogo, e contrariamente all’esperienza di Umberto Eco alla quale ci ispiravamo, quasi nessuno dei giovani ha associato il museo a sentimenti negativi come la noia, preferendo, invece, collocarlo vicino a “cultura”, “storia”, “passato”. L’impressione generale è che considerassero una visita ad un museo come un’esperienza scolastica e il patrimonio culturale come un oggetto di approfondimento tradizionale. Nessuno dei due rientrava nell’ambito della loro socialità quotidiana, né alcuno immaginava di potervi partecipare e contribuire. Esattamente inversa è risultata – e prevedibilmente – l’associazione alla parola “virtuale”. Il virtuale era il territorio della loro vita privata e delle loro relazioni giornaliere. Quasi nessuno l’ha associata ad attività culturali.

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