Aggiornamenti da luglio, 2016 Attiva/disattiva nidificazione dei commenti | Scorciatoie da tastiera

  • Redazione 10:12 pm il July 17, 2016 Permalink | Risposta  

    11 luglio: L’avvio della consultazione pubblica presso l’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani 

    Il video dell’avvio della consultazione pubblica Safeguarding andenhancing Europe’s intangible cultural heritage:

     
    • Tiziana Leopizzi 8:24 am il agosto 16, 2016 Permalink | Risposta

      Buongiorno. Ho seguito con profondo interesse e partecipazione il video Safeguarding andenhancing Europe’s intangible cultural heritage. Sono anni che nel mio piccolo perseguo gli stessi scopi. Sono responsabile di Ellequadro Documenti Archivio Internazionale Arte Contemporanea che è una no-profit.
      Grazie anche all’Archivio ho ideato due progetti ARTOUR-O il MUST e MISA Ipotesi Dinamica, che usano arte e design come strumenti identitari e con i quali cerco di diffondere maggiore consapevolezza dei valori della nostra cultura. Spero di poter partecipare attivamente e mi considero fortunatissima di aver trovato tali e tante persone di così somma esperienza e preparazione. Un sentito grazie a tutti quindi e in particolare al Senatore Corsini e a Massimo Bray. E in bocca al lupo!

  • News 12:27 pm il July 5, 2016 Permalink | Risposta
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    Roma, 11 Luglio 2016 

    L’Istituto della Enciclopedia Italiana e Digital Cultural Heritage, Arts & Humanities School

    sono lieti di invitarla all’incontro

    CONSERVAZIONE E VALORIZZAZIONE DEL PATRIMONIO IMMATERIALE DELLE CULTURE EUROPEE
    AVVIO DELLA CONSULTAZIONE PUBBLICA

    Introduzione dei lavori
    GianMaria Ajani
    Presidente DiCultHer, Rettore dell’Università degli Studi di Torino
    Massimo Bray
    Direttore Generale dell’Istituto della Enciclopedia Italiana
    Paolo Corsini
    Senato della Repubblica

    Sono previsti interventi di
    Nicola Barbuti, Giordano Bruno, Arnaldo Colasanti, Emmanuele Curti, Lucio D’Alessandro, Tullio Gregory, Flavia Marzano, Patrizia Marti, Giovanna Melandri, Laura Moro, Carlo Olmo, Germano Paini, Paolo Petrocelli, Massimo Pistacchi, Riccardo Pozzo, Michele Rak, Gino Roncaglia, Giovanni Solimine, Leandro Ventura

    Modera
    Germano Paini

    Roma, Lunedì 11 Luglio 2016, ore 14:30
    Istituto della Enciclopedia Italiana
    Palazzo Mattei di Paganica
    Piazza della Enciclopedia Italiana

    R.S.V.P.
    att.culturali@treccani.it
    Per motivi organizzativi si prega di confermare la propria presenza entro venerdì 8 luglio

    Per informazioni
    Organizzazione Attività Culturali Treccani – 06.68982233 – att.culturali@treccani.it
    Ufficio Stampa e Relazioni Esterne Treccani – 06.68982347 – ufficiostampa@treccani.it

    logo-treccanilogo-diculther

     
    • News 6:46 pm il luglio 5, 2016 Permalink | Risposta

      A partire dalle 14:30 riporteremo qui nei commenti la sintesi degli interventi.

    • Paolo Russo 1:00 pm il luglio 11, 2016 Permalink | Risposta

      Massimo Bray apre i lavori ricordando Gentile e i suoi cantieri sull’identità e sulla lingua. Si trova d’accordo sulla rifunzionalizzazione del patrimonio culturale per la sua valorizzazione grazie al digitale. Elementi di preoccupazione sono alcune situazioni di quasi monopolio sull’accesso digitale al patrimonio culturale in mano ad aziende americane. Sarebbe auspicabile una maggiore capacità di fare sistema a livello europeo per creare alternative. Treccani darà il suo convinto supporto alla consultazione pubblica sul patrimonio culturale immateriale come risorsa identitaria e fattore di coesione sociale.

    • Paolo Russo 1:13 pm il luglio 11, 2016 Permalink | Risposta

      GianMaria Ajani, Rettore della Università di Torino, ma oggi presente come presidente della Digital Cultural Heritage, Arts and Humanities School. Il modello di rete di quest’ultima tra università, istituti culturali, centri di ricerca e associazioni è indispensabile per affrontare le sfide del patrimonio culturale digitale oggi. Abbiamo già varato molte attività grazie alla collaborazione tra i diversi soggetti di diversa natura: collaborazione alla stesura del Piano Nazionale per l’Educazione al Patrimonio Culturale, I settimana delle culture digitali e il suo concorso per le scuole e molte altre. Aver fatto tanto in così poco tempo è segno della bontà del modello.

    • Paolo Russo 1:29 pm il luglio 11, 2016 Permalink | Risposta

      Paolo Corsini: da studioso avevo lavorato molto sulle fonti orali. Da Sindaco di Brescia avevo lanciato il progetto del MUSIL. La mia esperienza al Consiglio d’Europa. Queste tre esperienze mi hanno spinto a presentare la mozione per ottenere una soluzione. Quali sono gli aspetti di fondo della proposta?
      Una presa d’atto delle profonda trasformazione sociale in corso che porta alla sparizione di molti saperi delle terre che costituiscono l’Europa. È necessario garantire la memoria come elemento fondamentale per la costruzione del futuro attraverso la cultura. Il digitale aiuta a conservare le fonti: gli storici di domani su che fonti lavoreranno se oggi non si creano più gli archivi tradizionali?

    • Paolo Russo 1:31 pm il luglio 11, 2016 Permalink | Risposta

      Carmine Marinucci: ci diamo tempo fino a fine anno per creare un pensiero italiano condiviso sul tema da presentare al Consiglio d’Europa.

    • Paolo Russo 1:41 pm il luglio 11, 2016 Permalink | Risposta

      Germano Paini: purtroppo gli interventi che vengono messi in campo da parte delle autorità sono di gran lunga sottodimensionati rispetto all’impegno titanico richiesto. Importante ragionare sul digitale, ma non va confuso con la digitalizzazione. Importante anche il richiamo alla titolarità culturale perché richiede la presa in carico.

    • Paolo Russo 1:48 pm il luglio 11, 2016 Permalink | Risposta

      Nicola Barbuti: non dobbiamo guardare al digitale come tecnologia, ma come cultura, come generatore di linguaggi e metalinguaggi che già rischiano di andare perduti. Già molto di questo patrimonio è andato perso nei primi anni nei quali non c’era ancora consapevolezza del problema.

    • Paolo Russo 2:01 pm il luglio 11, 2016 Permalink | Risposta

      Giordano Bruno: stimolante l’ossimoro di dover parlare di innovazione della conservazione. Il digitale può permettere di scegliere per priorità sulla conservazione materiale piuttosto che affrontare l’improbo e spesso inefficiente compito di cercare di conservare tutto. Può aiutare a semplificare il governo di un sistema estremamente complesso. Un museo digitale della conservazione ha anche un grande valore didattico. Tutto questo in un’ottica prima di tutto di condivisione.

    • Paolo Russo 2:11 pm il luglio 11, 2016 Permalink | Risposta

      Arnaldo Colasanti: porta il saluto del Ministro Giannini. Il ministero sta lavorando molto sul tema: protocollo MIBACT-MIUR, peacekeeping culturale, accordo MIUR-Treccani. Il tema della “fonte” e della “rovina” sono centrali nello sviluppo della cultura europea, non da affrontare in termini di vero-falso, a fini conservativi, ma di ispirazione per la costruzione del presente.

    • Paolo Russo 2:27 pm il luglio 11, 2016 Permalink | Risposta

      Emmanuele Curti: nello studio stratigrafico il primo strato è sempre quello della contemporaneità. Ed è un livello dove il livello della cultura immateriale è prioritario rispetto alla conservazione della rovina del passato. Si ricostruisce l’arco di Palmira, mentre il 60% della popolazione siriana contemporanea è delocalizzata e la loro cultura si sta cancellando. Forse è ora di uscire dalla prospettiva settecentesca e ottocentesca della cultura e uscire dai classificatori per rimetterla al centro dell’azione nei luoghi cui appartiene. In quest’ottica importante la partita degli open data.

    • Paolo Russo 2:34 pm il luglio 11, 2016 Permalink | Risposta

      Lucio D’Alessandro – la distinzione tra materiale e immateriale è alquanto artificiale. Il focus va prima sui luoghi e sulle persone. E soprattutto dobbiamo concentrarci sul coinvolgimento delle persone giovani nella conservazione del patrimonio culturale in quanto in grado di generare orgoglio culturale e quindi energia sociale.

    • Paolo Russo 2:44 pm il luglio 11, 2016 Permalink | Risposta

      Flavia Marzano – non ha mai avuto senso fare da soli, ma oggi è diventato impossibile. Condivisione è una parola chiave. Nel mio nuovo ruolo dovrò occuparmi del XVI municipio a Roma: i municipi materiali sono quelli fisici, il sedicesimo è quello della rete. Un municipio che dovrà anche impegnarsi a salvaguardare la cultura digitale della comunità cittadina. Compito che non può prescindere dall’impegno di portare in rete quel 33% di popolazione che non ci è mai entrato.

    • Paolo Russo 2:50 pm il luglio 11, 2016 Permalink | Risposta

      Patrizia Marti – Al S. Chiara Lab a Siena stiamo lavorando per aiutare i professionisti a ripensare il loro mestiere in ottica digitale soprattutto nel settore dei beni culturali. Si insegnano tecnologie per creare ad arte.

    • Paolo Russo 3:05 pm il luglio 11, 2016 Permalink | Risposta

      Laura Moro – la cultura digitale favorisce la globalizzazione, ma sfavorisce la cultura locale. Allo stesso tempo favorisce un sistema di rete non gerarchico che invece è un fattore disgregante rispetto alla struttura intimamente gerarchica delle comunità locali. È importante approcciarsi al problema in questa consapevolezza. Per altro verso il potenziale partecipativo del digitale per la cultura giace nel suo potere abilitante alla coproduzione di nuovi valori culturali.

    • Paolo Russo 3:31 pm il luglio 11, 2016 Permalink | Risposta

      Paolo Petrocelli – Senza UNESCO non c’è conoscenza del patrimonio e quindi neanche ragionamento e ripensamento. Il digitale deve soprattutto servire a comunicare. Creare copie digitali non è di particolare interesse per le giovani generazioni. Il digitale deve generare senso di appartenenza e consapevolezza nei giovani.

    • Paolo Russo 3:44 pm il luglio 11, 2016 Permalink | Risposta

      Riccardo Pozzo – Non cominciamo adesso. C’è una lunga storia nella quale l’Italia attraverso il CNR è stata protagonista. Su questa tradizione bisogna pensare il futuro. Abbiamo bisogno dell’Aldo Manuzio del XXI secolo.

    • Paolo Russo 3:55 pm il luglio 11, 2016 Permalink | Risposta

      Michele Rak – oggi la maggior parte della creazione di contenuti passa per la televisione e per Internet. Sono questi media che modellano le forme, non più i libri e i consessi dei dotti… [qui ho dovuto lasciare la stanza momentaneamente. Sorry]

    • Paolo Russo 4:08 pm il luglio 11, 2016 Permalink | Risposta

      Leandro Ventura – l’azione di tutela del patrimonio culturale attraverso la sua conservazione digitale non deve essere affrontata con la mentalità della teca, ma con la consapevolezza che è la base per costruire processi di creazione, sviluppo e inclusione.

    • Paolo Russo 4:16 pm il luglio 11, 2016 Permalink | Risposta

      Stefania Zardini – non è interessante la piattaforma come tecnologia, ma come luogo di facilitazione della partecipazione. Questo approccio si è rivelato funzionante nel coinvolgimento degli studenti delle scuole nell’inventare un museo virtuale delle Dolomiti Bellunesi. Nel momento in cui è diventato partecipativo gli studenti hanno percepito il museo come futuro e non come passato.

    • Paolo Russo 4:21 pm il luglio 11, 2016 Permalink | Risposta

      Marianna Marcucci – Siamo nati come invasioni digitali per far rinascere il senso di partecipazione alla cultura, per favorire la riappropriazione dei luoghi della cultura. Il digitale ha un ruolo prima di tutto come facilitatore del coinvolgimento emotivo.

    • Paolo Russo 4:26 pm il luglio 11, 2016 Permalink | Risposta

      Fabrizio Bocchino – in questi giorni in Commissione Cultura del Senato è in esame un disegno di legge sul patrimonio culturale immateriale. Comprende anche un ordine del giorno per impegnare il Governo alla promozione della cultura greca e latina come patrimonio dell’UNESCO.

    • Paolo Russo 4:35 pm il luglio 11, 2016 Permalink | Risposta

      Piero Dominici – prioritario superare le logiche di separazione dei saperi, in particolare tra discipline scientifiche e umanistiche. La cittadinanza e l’inclusione sono concetti che vanno ripensati al dimfuori delle logiche di categorizzazione giuridica. Bisogna superare logiche di inclusione e innovazione per pochi. Il digitale non può essere e non è una scorciatoia per la risoluzione di questi problemi. Il digitale non può sostituire scuola e università come ascensore sociale e la crisi di queste ultime porta all’immobilismo sociale in realtà. La tecnica e la tecnologia non sono strumenti esterni, ma parte del contesto sociale e quindi risentono anche delle sue problematiche. Interdisciplinarietà: fondamentale. Ne parlano tutti, ma nella pratica i metodi di valutazione del lavoro di ricerca la penalizzano.

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